Comunque oggi mi hanno investito con una moto, mentre camminavo in zona Orefici, con la musica negli auricolari. Mi son fatto solo un graffio su un polpaccio, ma la non curanza con cui affronto tutto, persino questa cosa dovrebbe preoccuparmi, ma non mi preoccupo.
View Larger Piazza del Gesù. 29 marzo 2013.
Prendo spesso il treno ed ogni volta partendo, sento di dovermi congedare dalla città che lascio. I primi minuti di viaggio allora guardo fuori dal finestrino la mia città (perché ora anche Roma è mia). Ma a Napoli è un’esperienza epifanica. Lascio la stazione quasi sempre col maltempo, col cielo plumbeo, le nubi minacciose che ricoprono il Vesuvio - il tutto diviene atemporale, apocalittico. Ed ecco che passo per la foresta dei cavi dell’alta tensione, ecco i treni, ecco dove vanno a riposare la notte, ecco i grattacieli del Centro Direzionale, ecco le case “sgarrupate”. Ecco, la scritta “Napoli Centrale”, che qualcuno si è divertito a modificare in “Apoli”. Una non-città. Io sono un apolide. Questa cosa mi colpisce ogni volta e quasi mi commuove. Dopo la settimana scorsa, durante la quale prima è crollato un edificio a Chiaia, poi la Città della Scienza, contornata dalle proteste dei lavoratori della Circumvesuviana, ho sentito una stretta al cuore e un amaro in bocca ed è un sollievo pensare alla poesia che Napoli sa dare, sempre sotto l’egida del “nonostante”.
View Larger Piazza del Carmine, Napoli, 7 gennaio 2013
View Larger Piazza Plebiscito, Napoli. 7 gennaio 2013
View Larger Il Vesuvio e il golfo, Napoli, 7 gennaio 2013
View Larger Palazzo Reale, Napoli, 7 gennaio 2013
View Larger Napoli. All’interno della chiesa San Francesco di Paola