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Foro Bonaparte. Milano. 1790-1801. Giovanni Antonio Antolini.
Nel 1801 venne presentato dall’architetto Antolini  un progetto per il rimaneggiamento del castello sforzesco con un atrio a dodici colonne e circondato da una piazza circolare di circa 570 metri di  diametro, circondata da una sterminata serie di edifici pubblici di  forme monumentali (le Terme, il Pantheon, il Museo Nazionale, la Borsa,  il Teatro, la Dogana), collegati da portici sui quali si sarebbero  aperti magazzini, negozi ed edifici privati. Esso venne respinto da Napoleone, il 13 luglio dello stesso anno, perché troppo costoso e, in effetti, sproporzionato ad una città di circa 150 000 abitanti. Venne quindi ripreso in considerazione un secondo progetto, presentato dal Canonica,  che limitava l’intervento alla sola parte rivolta verso via Dante (che  porta comunque il nome dell’ambizioso progetto: Foro Bonaparte) mentre  la vasta area retrostante venne adibita a piazza d’armi, coronata, anni  più tardi, dall’Arco della Pace, opera del Cagnola, a quel tempo dedicato a Napoleone.
p.s. Lo stile è quello del classicismo moderno, settecentesco. Non ho intenzione di usare il termine neo-classico. Del tutto arbitraria, questa etichetta ormai superata va osteggiata.Foro Bonaparte. Milano. 1790-1801. Giovanni Antonio Antolini.
Nel 1801 venne presentato dall’architetto Antolini  un progetto per il rimaneggiamento del castello sforzesco con un atrio a dodici colonne e circondato da una piazza circolare di circa 570 metri di  diametro, circondata da una sterminata serie di edifici pubblici di  forme monumentali (le Terme, il Pantheon, il Museo Nazionale, la Borsa,  il Teatro, la Dogana), collegati da portici sui quali si sarebbero  aperti magazzini, negozi ed edifici privati. Esso venne respinto da Napoleone, il 13 luglio dello stesso anno, perché troppo costoso e, in effetti, sproporzionato ad una città di circa 150 000 abitanti. Venne quindi ripreso in considerazione un secondo progetto, presentato dal Canonica,  che limitava l’intervento alla sola parte rivolta verso via Dante (che  porta comunque il nome dell’ambizioso progetto: Foro Bonaparte) mentre  la vasta area retrostante venne adibita a piazza d’armi, coronata, anni  più tardi, dall’Arco della Pace, opera del Cagnola, a quel tempo dedicato a Napoleone.
p.s. Lo stile è quello del classicismo moderno, settecentesco. Non ho intenzione di usare il termine neo-classico. Del tutto arbitraria, questa etichetta ormai superata va osteggiata.Foro Bonaparte. Milano. 1790-1801. Giovanni Antonio Antolini.
Nel 1801 venne presentato dall’architetto Antolini  un progetto per il rimaneggiamento del castello sforzesco con un atrio a dodici colonne e circondato da una piazza circolare di circa 570 metri di  diametro, circondata da una sterminata serie di edifici pubblici di  forme monumentali (le Terme, il Pantheon, il Museo Nazionale, la Borsa,  il Teatro, la Dogana), collegati da portici sui quali si sarebbero  aperti magazzini, negozi ed edifici privati. Esso venne respinto da Napoleone, il 13 luglio dello stesso anno, perché troppo costoso e, in effetti, sproporzionato ad una città di circa 150 000 abitanti. Venne quindi ripreso in considerazione un secondo progetto, presentato dal Canonica,  che limitava l’intervento alla sola parte rivolta verso via Dante (che  porta comunque il nome dell’ambizioso progetto: Foro Bonaparte) mentre  la vasta area retrostante venne adibita a piazza d’armi, coronata, anni  più tardi, dall’Arco della Pace, opera del Cagnola, a quel tempo dedicato a Napoleone.
p.s. Lo stile è quello del classicismo moderno, settecentesco. Non ho intenzione di usare il termine neo-classico. Del tutto arbitraria, questa etichetta ormai superata va osteggiata.Foro Bonaparte. Milano. 1790-1801. Giovanni Antonio Antolini.
Nel 1801 venne presentato dall’architetto Antolini  un progetto per il rimaneggiamento del castello sforzesco con un atrio a dodici colonne e circondato da una piazza circolare di circa 570 metri di  diametro, circondata da una sterminata serie di edifici pubblici di  forme monumentali (le Terme, il Pantheon, il Museo Nazionale, la Borsa,  il Teatro, la Dogana), collegati da portici sui quali si sarebbero  aperti magazzini, negozi ed edifici privati. Esso venne respinto da Napoleone, il 13 luglio dello stesso anno, perché troppo costoso e, in effetti, sproporzionato ad una città di circa 150 000 abitanti. Venne quindi ripreso in considerazione un secondo progetto, presentato dal Canonica,  che limitava l’intervento alla sola parte rivolta verso via Dante (che  porta comunque il nome dell’ambizioso progetto: Foro Bonaparte) mentre  la vasta area retrostante venne adibita a piazza d’armi, coronata, anni  più tardi, dall’Arco della Pace, opera del Cagnola, a quel tempo dedicato a Napoleone.
p.s. Lo stile è quello del classicismo moderno, settecentesco. Non ho intenzione di usare il termine neo-classico. Del tutto arbitraria, questa etichetta ormai superata va osteggiata.Foro Bonaparte. Milano. 1790-1801. Giovanni Antonio Antolini.
Nel 1801 venne presentato dall’architetto Antolini  un progetto per il rimaneggiamento del castello sforzesco con un atrio a dodici colonne e circondato da una piazza circolare di circa 570 metri di  diametro, circondata da una sterminata serie di edifici pubblici di  forme monumentali (le Terme, il Pantheon, il Museo Nazionale, la Borsa,  il Teatro, la Dogana), collegati da portici sui quali si sarebbero  aperti magazzini, negozi ed edifici privati. Esso venne respinto da Napoleone, il 13 luglio dello stesso anno, perché troppo costoso e, in effetti, sproporzionato ad una città di circa 150 000 abitanti. Venne quindi ripreso in considerazione un secondo progetto, presentato dal Canonica,  che limitava l’intervento alla sola parte rivolta verso via Dante (che  porta comunque il nome dell’ambizioso progetto: Foro Bonaparte) mentre  la vasta area retrostante venne adibita a piazza d’armi, coronata, anni  più tardi, dall’Arco della Pace, opera del Cagnola, a quel tempo dedicato a Napoleone.
p.s. Lo stile è quello del classicismo moderno, settecentesco. Non ho intenzione di usare il termine neo-classico. Del tutto arbitraria, questa etichetta ormai superata va osteggiata.

Foro Bonaparte. Milano. 1790-1801. Giovanni Antonio Antolini.

Nel 1801 venne presentato dall’architetto Antolini un progetto per il rimaneggiamento del castello sforzesco con un atrio a dodici colonne e circondato da una piazza circolare di circa 570 metri di diametro, circondata da una sterminata serie di edifici pubblici di forme monumentali (le Terme, il Pantheon, il Museo Nazionale, la Borsa, il Teatro, la Dogana), collegati da portici sui quali si sarebbero aperti magazzini, negozi ed edifici privati. Esso venne respinto da Napoleone, il 13 luglio dello stesso anno, perché troppo costoso e, in effetti, sproporzionato ad una città di circa 150 000 abitanti.
Venne quindi ripreso in considerazione un secondo progetto, presentato dal Canonica, che limitava l’intervento alla sola parte rivolta verso via Dante (che porta comunque il nome dell’ambizioso progetto: Foro Bonaparte) mentre la vasta area retrostante venne adibita a piazza d’armi, coronata, anni più tardi, dall’Arco della Pace, opera del Cagnola, a quel tempo dedicato a Napoleone.

p.s. Lo stile è quello del classicismo moderno, settecentesco. Non ho intenzione di usare il termine neo-classico. Del tutto arbitraria, questa etichetta ormai superata va osteggiata.


Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia.

Le ultime lettere di Jacopo Ortis, Ugo Foscolo (1801-1816/7)